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Etica e governance
Articolo di Sergio Sabetta 25.03.2005
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ETICA E GOVERNANCE

Prof. Sergio Sabetta


Nel corso di questi ultimi anni si è tornati a parlare e forse riflettere sull’etica nel governo sia dell’impresa che delle grandi strutture in generale. E’ finora prevalsa una visione economica, ossia del valore finanziario delle cose, con un’ottica speculativa e non di investimento a lungo termine, l’ “economico” così interpretato che si è utilizzato ha rafforzato una visione cinica sull’immediato a scapito di una morale del sociale.

Recuperando l’etica rigorista kantiana non si può dimenticare gli inevitabili compromessi richiesti dalla vita sociale competitiva, ma questo non può condurre ad una società retta da precari equilibri frutto di forze contrapposte in eterna lotta senza regole. Non a caso, osservava Kant, anche i più pragmatici e cinici giustificano verso gli altri e se stessi il proprio operato con motivazioni etiche, che possiamo individuare ad esempio nella necessità di una propria presunta difesa o nelle necessità di vita familiari.

L’imperativo categorico in realtà dimostra in termini negativi la falsità di tali affermazioni, in quanto se “tutti devono mentire” nessuno potrà credere all’altro e la società perderebbe la sua coesione interna, mentre la menzogna non avrebbe alcun valore aggiunto; quindi si mente supponendo di non dovere mentire.

Consegue che la carenza di etica pone la società in pericolo di dissoluzione, come del resto lo si può dedurre da un attento esame delle dinamiche sociali del tessuto connettivo dei nostri distretti industriali, anche le crescite economiche più dinamiche in lontane aree geografiche che sembrano improntate a mancanza di regole presentano in realtà aspetti etici, magari di difficile lettura per una cultura razionalista occidentale. Si deve considerare la violazione delle regole come una speculazione a breve termine pertanto a vantaggio di pochi che viene a corrodere il capitale di molti, garanzia di un reddito da investimento a lungo termine.

E’ stato dimostrato che il gioco dell’investimento si basa sulla fiducia che l’altro giocatore adotti comportamenti tali da massimizzare i profitti di entrambi. Questo “in linea di massima” in quanto vi sarà prima o poi un tentativo di tradire le aspettative per massimizzare i profitti, ma questo potrà avvenire solo perché precedentemente vi erano rapporti fiduciari e a costo di un rallentamento successivo dello sviluppo economico.

La necessità dell’etica emerge chiaramente anche dalla recente teoria gestionale dell’ “humanistic management” contrapposta allo “scientific management”, prassi ritenuta sempre più superata. La valorizzazione della capacità riflessiva, della responsabilità e dell’autocorrezione all’interno dell’organizzazione portano alla formazione di tante “verità” dialoganti, secondo una matrice umanistica in cui acquistano importanza le qualità personali.

Si ha, in altre parole, un’abilità metadisciplinare contrapposta ad una multidisciplinare, sostanzialmente la capacità di relativizzare le proprie abilità rispetto alle altre competenze dialogando con esse senza cadere in una commistione informe, ma mantenendo una visione a tutto tondo del mondo.

La recente teoria delle organizzazioni come complessi culturali, porta a considerare l’organizzazione come un insieme di simboli, valori, credenze, in cui il management deve provvedere a tramandare i valori dell’organizzazione, formando il personale sulla cultura e quindi sui relativi codici secondo una nuova etica aziendale che, superando i meri aspetti contabili, sfoci nella proiezione di un’azienda “condivisa”. Ma c’è un aspetto più intimo nell’etica quello del costo personale che comporta il suo mantenimento, per cui il più alto impegno indotto rinforza la coesione del gruppo nel raffronto con i restanti gruppi (teoria del segnale costoso), con la conseguente maggiore capacità di raggiungere i migliori risultati qualitativi protratti nel tempo.

Un classico caso di dilemma etico è il problema della gestione dei conflitti di interesse, non intesi come normale contrapposizione tra compratore e venditore, ma come rottura di un rapporto di fiducia in cui vi sia omissione di informazioni che evidenzino l’interesse del fiduciario nell’esecuzione di un’operazione, sostanzialmente i conflitti di interesse provocando una asimmetria nella distribuzione delle informazioni determinano una inefficiente allocazione delle risorse.

Si pone il problema di come distribuire i tre elementi della governance dati dalle norme di legge, dall’autoregolazione e dalla supervisione delle autorità.

L’autoregolazione è elemento fondamentale al fine di impedire una eccessiva burocratizzazione della struttura, mantenendo elastica ed adattabile la stessa; infatti una eccessiva normazione tende ad irrigidire l’organizzazione in contrasto con il mutare dell’ambiente, occorre pertanto trovare un complemento nei codici di autodisciplina di cui garante dovrà essere in parte l’organo di vigilanza.

Una solida ed efficiente governance non è solo necessaria alla singola impresa, ma all’intero sistema economico e costituisce elemento di valutazione per la reputazione dell’impresa, valutazione costituente a sua volta elemento per la creazione di valore nel tempo. In altre parole la corporate governance è parte integrante del più generale concetto di “corporate social responsability” .

La mancata fiducia derivante dallo scarso rispetto di regole etiche di governance da parte di un sistema di governo sfornito di adeguati strumenti credibili si riflette, tra l’altro, come concausa della tradizionale riottosità dei piccoli imprenditori a fondersi tra loro in società maggiori.

D’altronde i codici deontologici, privati o pubblici (D.M. 28/11/00) che siano, acquistano pregnanza solo nel momento in cui i vertici organizzativi credano in essi e ne impongano l’applicazione, altrimenti restano puri esercizi retorici per l’esterno, consegue la necessità di formare eticamente la classe dirigente con comportamenti coerenti. La stessa corruzione diffusa nel sistema paese non è altro che un effetto centrifugo di sistemi gestionali adottati dalle classi dirigenti precedenti, sistema che viene a pesare sulla tenuta economica del sistema.

La necessità emersa a seguito dei recenti scandali finanziari che hanno travolto una serie di società (dalla Enron alla Parmalat) ad una maggiore correttezza nei rapporti informativi sociali, per non parlare della pesante questione della pirateria industriale con le relative ricadute sociali che investe i flussi commerciali della globalizzazione, hanno portato al tentativo di introduzione nell’ordinamento giuridico di una disciplina maggiormente severa che si è configurata nei D. Lgs. vi n. 231/01 sulla responsabilità amministrativa delle società e n. 6/2003 di riforma del diritto societario, in attesa del travagliatissimo disegno di legge sulla tutela del risparmio.

L’introduzione del D. Lgs. vo n. 231/01, che all’art. 6, 3° comma raccomanda di attenersi ai codici di comportamento redatti dalle associazioni di categoria (Confindustria, Abi, Ania) e comunicati al Ministero della giustizia, il quale entro 30 giorni di concerto con i Ministeri competenti può formulare osservazioni sulla loro idoneità di prevenire i reati, ha indotto molte società che hanno intrapreso una riorganizzazione ad attenersi a tali codici individuando le attività a rischio e i relativi controlli sulle aree sensibili. Anche i codici interni di condotta sono stati in molti casi rivisti, prevedendo regole comportamentali specifiche nei rapporti intrattenuti con la P.A.

L’aspetto etico viene ad investire pesantemente i rapporti sociali in tutte le forme, basti pensare alla penetrazione nella P.A., nei media e nell’economia in generale del crimine che portando discredito nelle istituzioni, indebolisce la fiducia relazionale diffondendo sospetto sulla governance e sull’intero sistema economico, minando l’imperio della legge e della certezza delle regole, con la conseguenza che l’eventuale debolezza della reazione rende sempre più redditizie e perniciose le attività illegali.

Non deve sottovalutarsi il fenomeno se si pensa che la sola corruzione sottrae una cifra stimata intorno ai mille miliardi di dollari al mondo legale degli affari, distruggendo ricchezza pubblica, minando la fiducia nella P.A., riducendo i servizi essenziali e la loro qualità e per tale aspetto mettendo in servitù i più deboli che non per diritto ma per concessione potranno ottenere quanto in realtà dovuto per legge.

Nelle amministrazioni locali il controllo del governo della città comporta il depauperamento delle risorse da quelle ambientali a quelle finanziarie, per non parlare dei rapporti sociali alterati e minati con conseguente impossibilità di un’ampia crescita. Ma anche i mercati sono alterati, la concorrenza falsata e le decisioni relative agli investimenti condizionate; l’uso di “aziende di facciata” in cui si riciclano i proventi illegali tagliando i prezzi, porta all’eliminazione dei competitori onesti con riduzione dei parametri ambientali e degli investimenti, alterando inoltre l’allocazione delle risorse nel sistema finanziario internazionale.

Se quanto finora esaminato nella relazione tra etica e crimine riguarda aspetti estremi del rapporto etica e governance, non devono sottacersi gli aspetti apparentemente più modesti ma pur sempre rilevanti per il funzionamento di un sistema come è ad esempio quello della gestione quotidiana di un istituto scientifico in cui in base al principio sociologico della “legge dello zdanovismo” gli scienziati meno capaci tendono ad appoggiarsi a “poteri esterni” per prevalere creando di fatto due carriere parallele, una per chi è interessato alla ricerca l’altra per chi è legato alle attività amministrative-burocratiche e politiche, naturalmente rimanendo il tutto estraneo a criteri di valutazione scientifici o comunque oggettivi.

Anche l’aspetto qualitativo sia della produzione manifatturiera o di servizi che del governo di un ente risente dell’etica come dai nuovi indicatori prodotti nelle ultime indagini statistiche, di cui ne è esempio il recente rapporto sulla qualità della vita in Italia nel quale per la prima volta si è introdotto un indicatore sul disagio sociale e personale ( Rapporto 2004 sulla qualità della vita in Italia, coordinatore Ornello Vitali in Documenti, Italia Oggi 10/12/2004).

Appare perciò evidente l’importanza delle Authority, non tanto per orientare in forma dirigistica il mercato, quanto per imporre il rispetto di regole derivanti sia da codici etici, di cui altrimenti non vi sarebbero garanti, che da normative regolamentari; anche le stesse cartolarizzazioni sugli immobili nella loro freddezza finanziaria nascondono valutazioni etiche relative agli investimenti che non possono non essere che a lungo termine, in contrapposizione al breve termine a carattere speculativo incentrato sulle necessità immediate della presente generazione.

Ma l’etica si manifesta anche negli aspetti minimi di cui ne è esempio la “board review”, in cui ogni consigliere oltre a indicare se ha ricevuto per tempo la documentazione necessaria e se tale documentazione era chiara e completa deve rendere conto di assenze, presenze e di quante volte è intervenuto.



BIBLIOGRAFIA



  • E. Garroni, Attualità di Kant, Sapere 12/2004

  • P. Bourdieu, Il mestiere dello scienziato, Feltrinelli 2003

  • A.M.A.C. Rapporto sul Control Governance, Osservatorio sui Sistemi di Governo Aziendale, Pisa 2004

  • AA.VV. a cura di M. Minghetti e F. Cutrano, Le nuove frontiere della cultura d’impresa: manifesto dell’Humanistic Management, Etas 2004

  • Convegno, Confronting Globalization: Global Governance and Politics of Development – 30/1.5.2004, Città del Vaticano

  • N. Ferrelli, Sono inutili gli incentivi alla concentrazione, Italia Oggi 16/3/2005

  • M. Margiocco, Prigionieri della tangente planetaria, Il Sole 24 Ore 17/3/2005

  • A. Oliverio, L’anima del commercio, Mente e cervello anno II - n. 12

  • R.Raport, Ritual and religion in the making of humanity, Cambridge University Press 1999.






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